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sabato 16 settembre 2017

Recensione La pazza gioia

Il titolo sembrerebbe quasi un ossimoro, perchè nella pazzia non c'è nulla di gioioso .
Eppure il talentuoso regista toscano Virzì è riuscito a dare vita a questo film capolavoro, descrivendo il disagio della malattia mentale , con uno stile a dir poco geniale e senza ombra di dubbio creativo ; un mix perfettamente dosato di ironia, divertimento e momenti di intensa e profonda commozione.
Beatrice , interpretata magistralmente  da Valeria Bruni Tedeschi,( vincitrice del David di Donatello come migliore attrice protagonista)  è una nobile e ricca donna  ; viziata,logorroica , vanesia, eccentrica e terribilmente snob ...
Donatella. interpretata dalla sempre bella e brava Micaela Ramazzotti,  è una giovane e bellissima donna; fragile, riservata, introversa  e silenziosa ; quasi assente con il pensiero ; sembra sempre smarrita e vulnerabile.
Ma cosa hanno in comune due donne cosi apparentemente diverse tra loro?
Sono entrambe ospiti di Villa Biondi , una comunità terapeutica in provincia di Pistoia .
La comunità si occupa del recupero di donne affette da varie patologie mentali e psichiatriche .
Le due giovani donne si ritrovano a condividere insieme un progetto creato dai responsabili della comunità e cioè  inserirle in un programma  rieducativo, consentendo ad entrambe di lavorare per qualche ora a settimana in un vivaio , vicino alla loro struttura terapeutica .
Approfittando di un momento di confusione , le due donne riescono a fuggire dal vivaio e prendere un bus di linea urbana ; sono finalmente libere .
Inizia da questo momento una serie di esilaranti e , nello stesso tempo, drammatiche avventure che le vedrà uniche e straordinarie protagoniste  di uno dei film più belli ed intensi del cinema italiano degli ultimi anni.
Queste due ''Thelma e Louise'' nostrane, con la loro fuga, la loro voglia di libertà ci accompagneranno attraverso un viaggio sulle ali delle emozioni più pure e vere.
E ci accompagneranno anche alla scoperta del disagio che nasce dalla malattia mentale, quella poco compresa perchè destabilizzante e quindi causa di pregiudizi , quella che nessuno o pochi riescono a concepire o ad accettare, perchè un'' matto''  è quasi sempre sinonimo di ilarità o spesso vergogna ,imbarazzo, disprezzo ..... Beatrice e Donatella impareranno ad ascoltarsi , a sentirsi , a fondersi l' una nella sofferenza dell'altra; nella tristezza di una solitudine interiore che nessuno ha mai accolto , che nessuno ha mai rispettato.
Per chi non avesse ancora visto La pazza gioia . non voglio descrivere neanche una singola scena di questa pellicola , perché vale la pena di godere di ogni  momento di questo eccellente  gioiello cinematografico .
Ma vi posso assicurare che sarà alquanto improbabile che non possiate ridere alle esilaranti battute di Beatrice o non possiate commuovervi alla storia che si cela dietro la tristezza e la fragilità di Donatella . Due universi confusi e soli, che riescono a comprendersi , perché  figli della stessa malinconia e dello stesso caos esistenziale.
Due creature meravigliose che vi entreranno nel cuore , soprattutto per la tenerezza e protezione che avranno l'una per l'altra. Un finale dolce e amaro, che lascerà posto alla speranza e alla consapevolezza che forse la gioia va  cercata e conquistata , anche attraverso la follia.
Gina Margiotta






sabato 23 maggio 2015

Recensione del film Youth - La giovinezza di Paolo Sorrentino

I più grandi artisti del mondo si differenziano e si distinguono per lo stile che li caratterizzano.
Cosi come un quadro di Degas con le sue ballerine o una canzone di De Andrè con le sue indimenticabili poesie/ballate o una foto di Cartier - Bresson  per le sue immagini di gente comune " in movimento" ,
anche lo stile dei film del  regista Sorrentino si riconosce lontano un miglio ,  E sorprende...sorprende sempre.
La sua impronta indirizzata all'eccessiva ricerca dell'estetica  può incantare o disturbare anche lo spettatore più critico ed esigente, ma non risulta mai banale, mai scontato.
Ed ecco che a distanza di ben due anni dal film premio Oscar La grande bellezza, il regista napoletano torna a sorprenderci con la sua nuova opera cinematografica Youth – La giovinezza.
 Il suo film è un fotogramma dettagliato e introspettivo sul senso della vecchiaia; una poesia visiva e musicale che riesce ad emozionare come pochi registi contemporanei sono capaci di fare.
Maestro di inquadrature lente e palpabili , a volte sembra invogliare lo spettatore a "riempire" lo sguardo con la completezza delle sue splendide panoramiche ; una fotografia splendida, avida di particolari, di tagli di luce e di colori capaci di entrare direttamente nell'anima . E poi interpreti eccellenti, dialoghi a volte interrotti , ma mai incompleti  , musiche di colonne sonore all'apice di un suggestivo splendore .
A differenza de La grande bellezza, un film sul rumore volgare della mondanità e della superficialità umana , La giovinezza si muove con una lentezza ed una apparente calma che tanto è legata alla tematica della vecchiaia.
I personaggi (anche quelli più giovani) sono più  profondi, più maturi , più umanamente sensibili , ma in un certo senso anche più remissivi.
La storia si svolge in un lussuoso albergo svizzero dove due vecchi amici ( consuoceri tra  loro) trascorrono  le vacanze ripercorrendo insieme i ricordi più belli della loro passata giovinezza e nello stesso tempo riflettendo sulla visione di un presente che li vede in parte rassegnati ed apatici ed un futuro incerto e spento.
Tra lunghe passeggiate in mezzo alla splendida magnificenza delle montagne svizzere , le cene in una elegante e silenziosa sala da pranzo, tra un massaggio rilassante e uno scambio di condivisione tra "artisti" di vario genere, i due anziani protagonisti , verranno circondati da altri personaggi secondari, ma non meno importanti.
Senza stare a descrivere la trama nei suoi innumerevoli dettagli , il film merita di essere visto, vissuto, respirato.
E' impossibile che una tale opera possa scaturire un unico pensiero finale.
Una pellicola di questo genere ha molte, troppe chiavi di lettura . Bisogna assaporarlo di persona , esattamente come si fa con la vita...esattamente come si assaporano le emozioni. No non voglio dire proprio nulla di più su questo nuovo capolavoro.
Non sarebbe giusto per voi. Non negatevi questo privilegio. Correte al cinema e guardatelo  con occhi , cuore e anima.
Spero non vi deluda. A me è entrato nel cuore.... essenziale, delicato, commovente come una " canzone semplice" Gina Margiotta


Il Festival di Cannes e Il piccolo principe

Quando eravamo molto piccoli le favole ci accompagnavano dolcemente nel mondo dei sogni.
Ho avuto la fortuna e il privilegio di nascere in una famiglia molto unita e numerosa  e cosi capitava spesso che genitori, nonni e zii vari mi accompagnassero a letto e mi coccolassero con le parole delle favole più famose e conosciute ; Cenerentola, Biancaneve, Pinocchio . Cosi la mia fantasia si espandeva, tra scarpette di cristallo, nasi di legno e mele avvelenate.
Più tardi , nel corso degli anni, venni a conoscenza di una delle fiabe più belle e meravigliosamente poetiche della storia della letteratura; Il piccolo principe.
Mentre il festival di Cannes si avvia verso la conclusione, fuori concorso  arriva un film d'animazione molto importante ; Il piccolo principe per l'appunto ; omaggio al capolavoro di Saint Exupery tra i libri più venduti ancora oggi; un classico immortale impregnato di valori profondi ed ideali preziosi .
Il  film d'animazione  è una grande produzione internazionale realizzata dall'On Studios, con la regia di Mark Osborne (nomination all'Oscar per Kung Fu Panda) e voci di attori famosi come doppiatori dei personaggi principali.
Purtroppo per la distribuzione nelle sale cinematografiche dovremmo aspettare le feste di Natale.
La storia narra di una bambina senza nome (se lui è The little Prince, lei è The little girl) in procinto di festeggiare il suo nono compleanno  .
 La bimba ha già pronto il suo regalo, un microscopio per migliorare in biologia come le annuncia la mamma settimane prima dell'anniversario di nascita.
La madre, una donna single e molto sicura di sé sembra aver già pianificato l'esistenza della piccola figlia: la sta preparando ad una vita di responsabilità e sacrificio per entrare nel mondo degli adulti.
La bimba farà amicizia con un vecchio avviatore , un ipotetico Saint-Exupery ormai anziano, ispirato allo scrittore che nella realtà è scomparso a 44 anni a causa di un incidente aereo durante la seconda guerra mondiale.
L'anziano avviatore regalerà alla piccola protagonista un aereoplanino di carta , fatto con un foglio strappato su cui è tratteggiata l'iconica immagine del Piccolo Principe.
E proprio quel precario e semplice velivolo , permetterà alla piccola protagonista di partire per un viaggio straordinario, colmo di nuovi amici e di meravigliose e incredibili avventure.
Non voglio sapere altro e non voglio descrivere altro. Chi conosce questo capolavoro della letteratura conosce benissimo anche le sue caratteristiche ed i suoi personaggi.
Una meravigliosa metafora sul senso della nostra esistenza , sul significato e il valore di sentimenti travolgenti come l'amore, l'amicizia e sulla prioritaria importanza di carpire e percepire le sfumature della vita umana , solo guardando col cuore.
Tanti critici letterari si sono espressi su questa pregiata e lodevole opera letteraria ; essa rappresenta essenzialmente uno stimolo ed un incentivo a non far morire quel bambino che dovrebbe essere sempre dentro di noi ,  anche quando entrati nel nel mondo degli adulti  si è costretti ad indossare gli abiti della serietà, delle responsabilità, perdendo però quella purezza e quel candore necessarie per guardare ancora il mondo  con gli occhi dell'incanto.
 Come accade guardando una rosa o un cielo colmo di stelle, per ricordarci, con un pizzico di nostalgia e di rimpianto,  di esser stati bambini una volta ....in un lontano passato .... permettendo al Piccolo principe che è in noi , di mantenere sempre quell'innocenza e quella delicatezza che spesso gli adulti dimenticano ancora di possedere . Gina Margiotta

sabato 16 maggio 2015

Recensione di Noi e la Giulia

Siamo proprio convinti che la vita che noi siamo costretti a vivere sia l'unica possibile? Siamo proprio convinti che bisogna sempre
accontentarsi e rinunciare ai nostri sogni , continuando ad assorbire frustrazioni e  insoddisfazioni?  Questi sembrano i quesiti  che sembra porci il film Noi e la Giulia diretto dal regista e attore Edoardo Leo.
Tratto dal divertentissimo romanzo Giulia 1300 e altri miracoli dello scrittore Fabio Bartolomei , Noi e la Giulia è sicuramente uno dei film italiani  più gradevoli ed originali di questa attuale stagione cinematografica .
  La trama seppure semplice , riesce a coinvolgere con uno stile leggero e accattivante.  Un  gruppo di uomini ultraquarantenni , vittime responsabili dei loro fallimenti personali sia in campo lavorativo che sentimentale, uniscono le loro forze e i  loro risparmi economici acquistando un fatiscente  casolare  con l'intento di ristrutturarlo e trasformarlo in un accogliente e gradevole agriturismo.
 Tra le varie difficoltà iniziali , i protagonisti riusciranno a raggiungere il loro scopo, ma prima dovranno affrontare  il sopraggiungere di una banda  camorristica , decisa a riscuotere dalla nuova attività  il cosiddetto "pizzo".
A farne le spese saranno i cosidetti "esattori" , rapiti e rinchiusi nel casolare per evitare di pagare le rate richieste dalla cosca mafiosa. Per nascondere ogni traccia del malcapitato rapito, il gruppo di amici deciderà di sotterrare la vecchia auto del delinquente. Ma si dimenticheranno dell'autoradio , che come per magia continuerà a funzionare , trasmettendo vecchie e nostalgiche canzoni del passato. L'agriturismo inizierà così a diventare famoso proprio per quella "misteriosa" musica che arriverà direttamente dal cuore della madre terra.
Mi è piaciuta molto questa commedia nostrana , mi sono piaciuti molto i personaggi che la caraterrizzano, a cominciare da un nostalgico idealista e convinto comunista interpretato da uno straordinario Claudio Amendola,  o il personaggio preziosamente arricchito dalla sempreverde ironia comica di Carlo Buccirosso ( nei ruolo di un viscido  individuo mandato dalla camorra a riscuotere il pizzo, il quale si dimostrerà nell'arco della storia  un fondamentale e valido  complice/alleato) o il sempre affascinante e bravo Luca Argentero  , ma anche dell'unica protagonista femminile Anna Foglietta, la cui particolare simpatia e naturalezza conferisce al suo personaggio un 'impronta di semplice autenticità.
 Ma soprattutto un particolare plauso va riconosciuto a l'attore e regista Edoardo Leo, nuovo e sorprendente talento del nostro amato cinema italiano. Quindi riconosco in questa carinissima commedia una sorta di cambiamento, quasi un innovazione rispetto al cinema a cui eravamo abituati in questi ultimi anni. Forse precedentemente c'era riuscito anche Pif con il suo apprezzatissimo La mafia uccide solo d'estate . Il cambiamento sta nel trattare argomenti scottanti e drammatici con leggerezza ed un'ironia, senza sminuire la drammaticità della tematica trattata. Davvero una bella scoperta.

lunedì 8 dicembre 2014

Recensione del film Mommy (Gina Margiotta)

Oggi pomeriggio credo di aver visto un film tra i più belli ed originali dell'anno che sta per
concludersi. Il film Mommy del regista e attore canadese Xavier Dolan , è stato presentato alla settantaseiesima edizione del Festival di Cannes , aggiudicandosi il prestigioso e ambito premio della giuria.
Fin dalle prime scene, sono rimasta positivamente colpita dalla stupenda fotografia e dall'originale taglio registico che caratterizza questa drammatica eppur gradevole  pellicola.
Mommy rac­con­ta la storia di Diane,  una madre quarantaseienne  ve­do­va  che , per una serie di circostanze avverse, si ritrova a ritirare il figlio Steven da un istituto , dopo aver causato volontariamente un incendio, in cui rimane gravemente ferito un altro adolescente.  
Diane è una donna matura , eppure veste in maniera appariscente, dalle sue labbra escono quasi sempre parole rabbiose e volgari, fuma come una turca e tira avanti con lavori precari, senza una vera e propria cultura alcuna e priva di ogni competenza professionale .
La sua vita viene così letteralmente stravolta dal ritorno a casa di Steven  e dai pro­ble­mi che in­con­tra quan­do ri­ce­ve l'af­fi­da­men­to a tempo pieno del giovane che è  af­fet­to sin­dro­me da de­fi­cit di at­ten­zio­ne e ipe­rat­ti­vi­tà.
A distanza di pochi giorni dall'arrivo di Steven , nella loro vita entra in scena la preziosa ed importante presenza di Kayla , la loro nuova vi­ci­na di casa .
Kayla è un'altra creatura fragile e tormentata; un 'insegnante che , a causa di una marcata balbuzia ha preso la decisione di concedersi un lungo periodo di riposo dalla professione.
 
Il film si differenzia  , principalmente , per la scelta registica dal taglio decisamente in­so­li­to, per non dire unico, il for­ma­to 1:1, l'au­to­re  rie­sce , in questo modo, a trasmettere allo spettatore una sensazione di disagio, di chiusura, di limitazione dovuto alla dura realtà che circonda i tre personaggi principali.  La mac­chi­na da presa si muove spes­so , ma inquadrando spesso un solo personaggio alla volta , quasi a voler cogliere alla perfezione le sfumature delle espressioni dei volti, della loro essenza tormentata e precaria .
Steven , il giovane pro­ta­go­ni­sta, è un emar­gi­na­to com­ple­ta­men­te privo di ogni equilibrio mentale, ma nello stesso tempo è una creatura  fra­gi­le ed emotiva , con un di­spe­ra­to bi­so­gno di attenzione e di amore. Il legame con la madre è complesso, tormentato, a tratti morboso .
La malattia mentale di Steven  , porta Diane a dedicarsi completamente a quel figlio così pericoloso eppure cosi violentemente autentico, anche nel voler esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni. I dialoghi  , nonostante l'argomento trattato, sono spesso irriverenti , tanto da portare lo spettatore a ridere sinceramente , anche se con l'amaro in bocca .
La vicinanza di Kayla, che riesce ad instaurare un forte legame d'amicizia e di empatia sia con Diane che con Steven, sembra portare freschezza e serenità alla difficile esistenza dei due protagonisti.
Soprattutto  le due donne sembrano instaurare un'intesa mentale che gioverà persino alla difficile condizione mentale del tormentato adolescente. 
E questa nuova serenità , diventa palpabile ed evidente  a livello visivo, inducendo il regista a tornare al classico formato a schermo intero . Ma , purtroppo, solo per breve durata.
Purtroppo la patologia di Steven , scaturirà in tutta la sua imprevedibile violenza e all'impossibilità di mantenere quel tanto indispensabile controllo che distingue le persone disturbate da quelle equilibrate.
Una pellicola intelligente e delicata , anche se il tema trattato è tagliente, crudo e destabilizzante.
Delicata , anche se i dialoghi sono colmi di insulti, parolacce , parole dure e irriverenti.
E credo che proprio nel temine delicato , si nasconda tanta amarezza .... delicato come l'amore che solo una madre può donare .... Se non si coglie la "delicatezza" mascherata dal disagio, dalla sofferenza , dal degrado esistenziale.
Con un finale che è la decisione dolorosa che  solo una madre può scegliere.
Perché l'amore quello vero ed incondizionato può avere tante chiavi di lettura ....perché , a volte una decisione importante può comportare sofferenza , ma è l'unica e vera scelta  possibile.
Ho amato davvero questo film e oserei dire che i tre attori protagonisti sono stati veramente straordinari. Anne Dorval nella parte della madre  è credibile ed amara, Antoine Olivier Pilon è tormentato e sofferto ( in certi passaggi della pellicola da paragonare al James Dean di Gioventù bruciata) e per concludere la non meno importante Suzanne Clement nel ruolo della amica/vicina di casa ; dolce, timida eppure una presenza di  grande importanza.
Mommy è accompagnato da una colonna sonora , a mio avviso, azzeccatissima , con la scelta di brani come White  flag di Dido o Wonderwall degli Oasis , che riescono ad emozionare ulteriormente.
Un film che non lascia indifferenti...anche se l'epilogo è forse troppo drammatico , ma sicuramente  ed indiscutibilmente credibile e reale .  Bello....da vedere....

 
 

lunedì 24 marzo 2014

Recensione The impossible di Gina Margiotta

Una famiglia americana come tante è in viaggio per la Thailandia per trascorrere le vacanze natalizie.
 Una bellissima moglie Maria (Naomi Watts) un marito (Evan Mc Gregor) e tre figli piccoli.
 Ad attenderli , al loro arrivo, un favoloso e lussuoso resort mozzafiato, direttamente sull' Oceano.
 È il Natale il 2004, l’anno dello tsunami , il disastro naturale più violento e sconvolgente della storia dell'umanità.
La trama procede con la felice famigliola che comincia ad ambientarsi nel favoloso villaggio: c’è lo scambio dei regali natalizi, la cena di benvenuto , e la prima immersione nelle acque di un mare incontaminato,  pesci dai mille colori, la festicciola sulla spiaggia nella notte del Santo Natale.
La mattina seguente tutta la famiglia si reca nella piscina del resort ; rilassatezza e benessere....tuffi in acqua, risate e abbracci, giochi all'aperto, tranquille letture di un libro.
 La giornata è calda e il sole splende alto in cielo.
Nulla farebbe pensare ad un imminente disastro.
 Ma all’improvviso arriva l’onda.
 Devastante e invincibile.
Tutto è travolto dalla violenta e distruttiva forza dell'acqua.
È il terribile tsunami che ha colpito l’Oceano Indiano il 26 dicembre 2004, causando oltre 220mila vittime.
Il film racconta la storia  di questa famiglia sopravvissuta alla tragedia. Una storia realmente accaduta.
L’onda improvvisa separa il nucleo: da una parte Maria con il figlio maggiore Lucas  scaraventati chissà dove, faticosamente riescono a rimanere uniti aggrappandosi l’uno all’altro; dall’altra, il papà che riesce a prendere in braccio i due figli minori Thomas  e Simon  prima che l’onda mangi la terraferma.
Nessuno dei due sa che fine abbia fatto l’altro. La famiglia è separata e in preda alla disperazione più profonda.
A questo punto la trama si snoda su due temi paralleli: la sopravvivenza  ,le ferite gravissime causate dall’impatto, la realizzazione della tragedia  , i soccorsi ai dispersi, i ricoveri negli "ospedali" di emergenza.
 Le scene dello tsunami atterriscono davvero lo spettatore, l'ansia che il peggio deve accadere , lasciano un senso di angoscia che lo accompagnerà  per tutta la durata del film.
Effetti speciali davvero ricercati e perfetti nella loro potenza di tragicità.
Quello che viene dopo, cioè la storia della famiglia che sopravvive e si riunisce, procede incoerente fra la rappresentazione cruda e realistica della tragedia collettiva , che , a tratti, conferisce al film similitudini che ricordano i tipici reportage a taglio giornalistico. 
Il giovane regista catalano, Juan Antonio Bayona, riesce a creare una pellicola maestosa, dove gli effetti speciali si mischiano alle emozioni più forti che possano coinvolgere gli esseri umani; la paura, lo sgomento, la disperazione, il coraggio, la speranza.
Un film che già dal titolo e dalla locandina fanno presagire ad un "happy end", ma che lascia comunque lo spettatore con l'amaro in bocca ....per tutte quelle vittime , che diversamente dai protagonisti, non ce l'hanno fatta. E scene di solidarietà , di fratellanza umana ,di tenerezza infinita che ti commuovono fino alle lacrime.
Mi è piaciuto questo film. Forse sarà per il fatto che questa tragedia mi colpì molto.
Rimasi traumatizzata da tutte quelle immagini che trasmettevano i telegiornali. Traumatizzata e triste.
Al punto che , qualche giorno dopo, mi rifiutai di "festeggiare" l'ultima notte dell'anno.
Quella sera rimasi con un paio di amici in casa....niente musica, niente cene organizzate....solo tanta tristezza e disperazione. Forse mi ci voleva proprio la visione di questo film ....per comprendere che la vita , a volte, ci colpisce duramente , ma c'è anche quello spiraglio di speranza che ci tiene ancora in vita...che ci sussurra che a volte L'impossibile può anche accadere ..... e farci tornare a sorridere e a vivere......
 
 

martedì 18 marzo 2014

Recensione del film Allacciate le cinture

Forse parlo per partito preso perché amo Ozetek e tutte le sue opere cinematografiche , ma a me
Allacciate le cinture è piaciuto e anche tanto.
Iniziando dalla prima scena , dove ad essere inquadrato è l'asfalto in una giornata di pioggia battente; le scarpe che, inevitabilmente, si imbattono nelle pozzanghere , l'atmosfera che già ti fa intuire uno stato d'animo malinconico e toccante. Allacciate le cinture è un film diverso dai precedenti a cui ci ha abituato il grande regista turco.
Per quanto i temi toccati siano poi praticamente gli stessi ; l'amicizia, la famiglia, la sofferenza nella malattia e il disagio. Allacciate le cinture ....già il titolo è azzeccatissimo.... Allacciate le cinture perché prima o poi le turbolenze nella vita arrivano e anche forti, ed allora bisogna essere preparati ad affrontarle.
Anni 2000. Elena è una ragazza giovane, intelligente, gentile e protesa d'amore verso il prossimo. Vive a Lecce e lavora presso un bar della sua città . La sua vita è scandita dalla semplicità e dalla routine e contornata da una serie di amici e familiari  come sua madre Anna, la folle “zia” che cambia ogni volta nome a seconda dell'evoluzione spirituale, gli inseparabili amici  Silvia e Fabio, fino al suo fidanzato, Giorgio. Elena sogna di aprire un locale con il suo grande amico Fabio, gay dichiarato e alquanto "geloso" dei ragazzi delle sue amiche. 
Ma la sua esistenza cambia radicalmente, attraversando la prima delle grandi turbolenze della vita, quando si accorge di essere attratta da Antonio, sgarbato, omofobo, razzista e ultimo flirt della sua amica del cuore Silvia.
Tra Antonio ed Elena la passione è immediata e sconvolgente, nonostante caratterialmente siano l'uno l'opposto dell'altra.
Il film , ad un certo punto, fa un salto  temporale di 13 anni e così ritroviamo quasi tutti gli stessi personaggi, ma ovviamente più invecchiati.    Elena è finalmente riuscita a realizzare il sogno condiviso con il suo grande amico Fabio e quindi ad aprire il locale da tempo sognato , nel frattempo ha anche  sposato Antonio, dal quale ha avuto due figli.
 Ma la vita torna a far sentire le sue turbolenze: Elena scopre di essere gravemente malata. Riusciranno questi legami a sopravvivere agli ostacoli , perfino alla malattia e a tutto ciò che potrebbe conseguirne?
Questo è un film che parla di ogni tipo di sentimento.
 Amore fisico, delirante, passionale come quello che unisce Antonio ed Elena, che pur cominciando come un’attrazione fisica nasconde , in realtà,  qualcosa di più profondo e intenso , oppure un amore platonico, più mentale e spirituale come quello che  lega Elena al suo grande amico Fabio. O l'amore che unisce la protagonista alla madre Anna ( Carla Signoris in una parte straordinaria) , donna dotata di grande coraggio ed ironia.
E poi una serie di personaggi davvero unici , intensi, con uno spessore emotivo ed umano che riescono a coinvolgere lo spettatore  divertendolo e commuovendolo .
Francamente non comprendo le critiche piovute addosso a questo film. Si parla male di Francesco Arca, ma direi che la parte da lui interpretata è stata una scelta azzeccata e giusta.
Senza rovinare la sorpresa del finale che può essere interpretato in maniera diversa, vorrei sottolineare l'intensità emotiva che questo film mi ha suscitato. Lacrime e risate...pochi registi riescono ad emozionarmi così tanto.
E non potrei concludere questa recensione senza nominare il personaggio di Egle , interpretato da un'intensa e adorabile Paola Minaccioni. Una creatura ingenua , forte e dolcissima che entrerà nel vostro cuore per non uscirne mai più.
 
 
Ozpetek torna a girare un film nella città di Lecce , dove aveva già realizzato la gradevole pellicola Mine vaganti. La scelta del regista evidenzia il grande amore e la passione che lo lega al Salento,  un paesaggio pugliese mozzafiato e assolato, con la città di Lecce scolpita dalla luce naturale, una città incantata con il suo splendido mare che cambia il suo "umore" a seconda delle sensazioni vissute dai protagonisti.
 Un' ultima lode alla colonna sonora incalzante, che spazia dai ritmi e dai suoni mediorientali, fino alla canzone “A Mano A Mano" interpretata dalla voce graffiante e struggente del grande e compianto Rino Gaetano. Allacciate le cinture quando deciderete di vedere questo film....perché se siete pronti ad affrontare le turbolenze, sarete anche pronti a combatterle e forse  a non averne più paura.    Gina Margiotta
 
 
 

mercoledì 26 febbraio 2014

Recensione del film Stage beauty di Gina Margiotta

Ho visto Stage beauty giovedì scorso, durante il consueto appuntamento settimanale di Lezioni di
Cinema al Centro Civico del mio quartiere . Era da un bel po' di settimane che non presenziavo a questa iniziativa e devo ammettere di essere stata fortunata a tornare giusto in tempo per godermi la visione del film in questione.
Ho sempre  amato le pellicole in costume che riguardano il mondo del teatro, come ad esempio Shakespeare in love , che , per certi aspetti, ha molte analogie con Stage Beauty . Ma se devo essere sincera quest'ultimo mi è piaciuto ancora di più.
Il film è ambientato nella puritana Inghilterra della fine del diciassettesimo  secolo .
Ciò che mi ha colpito maggiormente è il personaggio di Kynaston, un attore abituato ed educato ad interpretare esclusivamente  ruoli femminili ,  imprigionato in una vita all'insegna dell'emulazione delle donne, al punto tale da perdere ogni contatto con la sua vera natura maschile.
 Durante la vicenda, grazie al decreto di Carlo II che sancisce che solo le donne potranno  interpretare ruoli femminili,  Kynaston riesce , finalmente, a liberarsi dalla sua prigionia   e scoprire la sua vera essenza, per troppo tempo repressa e negata.
Bellissimo il rapporto tra lui e la sua sarta Maria, che lo aiuterà , convincendolo a prendere finalmente consapevolezza della sua identità  come uomo .
 La scena più bella del film è sicuramente la scena d'amore tra Kynaston e Maria, una scena dolce e piena di passione, a tal punto da far venire i brividi sulla pelle, specialmente a noi donne romantiche .
Oltre alla splendida interpretazione dei due attori (Billy Crudup, Claire Danes) , bisogna anche nominare e elogiare la meravigliosa performance di Rupert Everett , ma si sa lui è straordinario in qualsiasi ruolo.....ironico, simpatico, affascinante....come sempre.....
Si ...lo consiglio veramente.... Carinissimo

martedì 17 dicembre 2013

Recensione di Blue Jasmine di Gina Margiotta

Cosa accade ad una donna che improvvisamente finisce dalle stelle alle stalle?

Questa sembra essere la domanda che introduce l'ultima fatica cinematografica del genio Woody Allen.
Jasmine è un'elegante e affascinante moglie di un ricco imprenditore di New York, che si lascia abbagliare dal luccicante universo della vita a Park Avenue .
Distratta dal lusso da cui è circondata e troppo frivola per indagare sugli affari illeciti del marito, finisce col vivere una vita al limite della superficialità, ignorando persino le molte scappatelle del coniuge fedigrafo.
Venuta a conoscenza della realtà dei fatti e sconvolta dalla scoperta delle relazioni del suo amato, Jasmine si trova ad affrontare una nuova esistenza , che la priva di ogni condizione economica e di tutto ciò che ne consegue.
Si trova così "costretta" a rifugiarsi momentaneamente a San Francisco nell'umile casa della sorella  adottiva Ginger, che vive con due figli ancora piccoli. Il film è interrotto da numerosi flashback , dove le storie di Jasmine e Ginger si intrecciano in una trama , che finisce con l'inevitabile  allontanamento delle due figure femminili.
  Woody Allen torna ad affrontare i disagi e i disastri delle nevrosi umane nel migliore dei modi.
 Il film si fa spazio  un destabilizzante gioco di contrasti.
Le differenze tra le due città, New York e San Francisco, si sviluppano e si manifestano attraverso il divario umano e sociale che caratterizzano  le due protagoniste femminili.
Mentre Jasmine vive costantemente con l'ossessione dell'immagine e del bisogno del lusso più sfrenato, Ginger vive una quotidianità semplice e modesta, accontentandosi di piccole gioie della vita , come le serate davanti alla tv a guardare le partite ed un umile lavoro come commessa in un negozio alimentare. Ma per la maggior parte della pellicola è la figura di Jasmine a interessare la curiosità e l'interesse dello spettatore .
Nello shock della scoperta del tradimento e nella nuova inedita condizione di difficoltà economica, la protagonista Jasmine vive un crollo psicologico. 
Costretta a vivere in uno spazio limitato, senza i privilegi e gli agi a cui è abituata, Jasmine si trova a frequentare gente a cui non è abituata...quella stessa gente che lei da ricca non avrebbe mai voluto frequentare, come il fidanzato della sorella Chili e i suoi volgari amici .
Inoltre per cercare di mantenersi, trova lavoro come segretaria di un dentista di periferia e , nel frattempo, frequenta un corso di computer per imparare a diventare un'arredatrice d'interni online . Finchè , durante una festa, non incontra un giovane ed elegante uomo dell'alta società da cui rimane inevitabilmente attratta. Per paura di perdere il nuovo compagno, Jasmine si inventa una vita di cui non è protagonista ....ma si sa le bugie hanno le gambe corte e il nuovo fidanzato verrà a conoscenza della reale esistenza della donna che sta per sposare.
A dar vita a questo personaggio così complesso e tormentato di Jasmine  è stato il talento di Cate Blanchett.
A mio avviso la sua migliore performance recitativa.
 Cate Blanchette è talmente brava da meritare un Oscar : perfetta in ogni scena e credibile in ogni circostanza, anche quando il suo personaggio divorato dal suo disagio, si ritrova a parlare da solo, sconnesso con la realtà che la circonda .
 Nella difficoltà della svolta di vita, Blachett è capace di mostrare una Jasmine snob, viziata, testarda, arrivista e tormentata.
Nonostante questa interminabile lista di difetti, la protagonista riesce a non farsi mai odiare e rimane sempre sia vittima che colpevole.
Jasmine è , infatti , come un cristallo prezioso ; bello a vedersi ma fragile e vulnerabile.
In contrapposizione poi la figura della sorella Ginger, semplice, genuina magari un po' volgare e limitata, ma dotata di una spontaneità che la rende totalmente adorabile e vera.
Si mi è piaciuto molto Blue Jasmine e lo consiglio vivamente.
Mi ha fatto piacere poterlo recensire...... Andate a vederlo se potete.....

lunedì 18 novembre 2013

Recensione del film Il lato positivo di Gina Margiotta

Patrick è un giovane uomo appena dimesso da una struttura psichiatrica a causa di un disturbo
bipolare che gli è stato diagnosticato il giorno in cui, tornato a casa  dal lavoro, trovò la moglie nella doccia con un collega, e massacrò di botte quest'ultimo in preda ad un feroce attacco nervoso.
 Dopo otto mesi passati nel centro gli viene imposto un divieto restrittivo nei confronti della sua giovane consorte Nikki e del liceo nel quale lavorava prima del ricovero.
Considerando l'accaduto, Patrick torna a vivere con i suoi genitori, una madre molto premurosa e presente e un padre che, a causa della disoccupazione,  è diventato un allibratore e campa di scomesse sportive.  Nonostante il vecchio genitore ami il figlio con tutto se stesso , non è mai stato in grado di costruire con lui un rapporto basato sul dialogo.
 Con questo nuovo stile di vita  Patrick sembra essere emarginato , sia a livello lavorativo che sociale . Una delle poche persone a rimanergli accanto , sembra essere il suo migliore amico Ronnie che invita Pat a cena per dargli il bentornato a casa. Durante questa serata , Patrick conosce Tiffany, una giovane vedova caduta in depressione in seguito alla morte prematura del marito.
Tra i due disagiati protagonisti nascerà subito un particolare rapporto sul quale si incentra tutta la trama della pellicola . Per quanto trattato con "leggerezza" ed ironia ,la tematica del film si concentra sul problema delle malattie mentali . I due giovani protagonisti si trovano così a frequentarsi con l'obbiettivo comune di partecipare ad una gara di danza per ballerini dilettanti.
Nel frattempo, tra i due nasce un 'intensa amicizia , fortificata e consolidata  dal comune disagio esistenziale . Il bipolarismo di Patrick e la ninfomania di Tiffany , non sono altro che patologie dovute ad un'assenza di affettività . Man mano che i due protagonisti si avvicineranno ,  le loro "malattie" sembrano allontanarsi.

L 'affinità dei due protagonisti è splendida, entrambi riescono a fondersi perfettamente nel contesto nel quale si trovano, rendendo i due personaggi unici ed originali , ma , nello stesso tempo,  molto reali e credibili . E nonostante il film avesse tutti i presupposti per poter facilmente cadere nel volgare , lo stile è sempre mantenuto con garbo e intelligenza.
Ottima anche la presenza di DeNiro( ma ormai non ci sorprende più ) che fa da cornice a Jennifer Lawrence. e Bradley Cooper, due giovani attori di cui sentiremo ancora parlare . A mio avviso bravissimi e interessanti.
Il lato positivo nasce come commedia, ma riserva momenti di grande intensità emotiva , concentrandosi anche su argomentazioni drammatiche ( il lutto, il tradimento, i rapporti conflittuali con i genitori)
 Tutto si può dire tranne il fatto che  sia un film  semplice o banale.
Lo spettatore rimane dunque divertito , ma nello stesso tempo commosso dalla fragilità di Patrick e Tiffany . Due creature apparentemente forti, ma , in realtà fragili e sensibili. Il finale forse è un po' scontato, ma giusto . Non crediate di assistere alla solita commedia romantica . Il lato positivo è un film "nuovo" che descrive alla perfezione  le caratteristiche di due persone del nostro tempo.....di una generazione adulta, ma ancora un po' immatura, che trova la sua serenità e la sua guarigione nell'amore ;   l 'unica panacea in grado di curare anche i malesseri più grandi .

 

lunedì 24 giugno 2013

Recensione di Viaggio sola

Irene è  una  donna single ultraquarantenne , si dedica con impegno alla sua professione , svolta in
incognito, di ispettrice di alberghi di lusso per verificarne gli standard qualitativi  .
  Il lavoro la porta a vivere tra aeroporti, valigie e città lontane, con brevi ritorni a casa . 
Senza  una famiglia propria (niente marito e niente prole)  concentra   i suoi affetti sulla sorella e le nipotine e sul suo  migliore amico Andrea , che è anche il  suo ex fidanzato.
La sua arttività in incognito  ,che compie  con una precisione  quasi maniacale,  la rendono, inconsciamente, fredda e pratica . E , pur viaggiando molto, non concede al prossimo di avvicinarsi a lei (a parte la sua famiglia e Andrea)....Finchè in un albergo  , dentro ad una sauna , instaura un amicizia con una donna francese sua coetanea.  La morte  improvvisa di questa  donna sola al mondo,  la indurrà ad una   malinconica e traumatica riflessione sulla  sua condizione di vita  solitaria   .
Dopo un appassionata notte trascorsa con Andrea , in crisi esistenziale a causa di una prossima paternità che lo spaventa, ritroverà la strada della serenità , rimettendosi in viaggio verso l'Asia  con  ritrovata  consapevolezza   della sua scelta di vita.  Il film  è grazioso ed elegante , con  gradevoli dialoghi e una sottile ironia che rende il tema della solitudine in forma leggera e delicata.
Margherita Buy (tra l'altro vincitrice del David di  Donatello 2013 proprio per questo film) esce , finalmente, dai suoi consueti personaggi fragili e nevrotici, per regalarci un ruolo nuovo, fresco e positivo. Una donna sola dei nostri tempi....che non debba essere , per forza, compatita o biasimata....Perché nella vita non ci sono solo delle scelte che debbano accontentare le esigenze di una società stereotipata e convenzionale ....che nella vita non è necessario sottostare a certe regole o prefissati progetti...e che una donna puo' essere comunque felice anche senza un uomo...senza bambini....senza un lavoro tranquillo.... e chissà ...Viaggiare sola non è poi così male.....
                                                                    Gina Margiotta

domenica 16 giugno 2013

Recensione del film La grande bellezza

Roma ; culla della storia umana, del potere , della civiltà, oramai di una civiltà superficiale, disperata e triste, vista e vissuta dallo sguardo cinico e rassegnato di Jep, scrittore di un unico e fortunato romanzo ed ora giornalista alquanto mediocre. Jep ha sessantacinque anni ,è un personaggio bislacco, autentico nonostante un ambiente finto e plastificato..... il re dei mondani romani, attorno al quale,  si muovono personaggi dalle varie caratteristiche umane/disumane; volti, anime e  storie di una realtà in corsa verso la perdizione , verso l'inevitabile sfacelo verso il nulla. Ma come in tutti gli ambienti, ogni tanto, alcuni “sopravvissuti” sono ancora capaci  di uno slancio di sentimento, di un gesto di Umanità.
Film di straordinario impatto, dal contenuto profondo e viscerale, che va oltre il confine della retorica. Originalissimo, geniale, con battute dalle sfumature perfette e nello stesso tempo essenziali.  Sorrentino in stato di grazia , maestro indiscusso di sceneggiature sublimi e di inquadrature straordinarie che possono essere definite piccoli capolavori di un arte che ti rapisce i sensi. Un film che ti devasta, ti disgusta, ti incanta, ma riesce anche a creare una sorta di semplice speranza. Forse proprio perché la speranza di cambiare questo mondo effimero è proprio quella di fare ritorno ad una vera e propria semplicità  .
Servillo ai grandi livelli,  in un ruolo mai scontato....odioso e adorabile.....a seconda dell'evoluzione , dell'esigenza di una spiritualità dimenticata ma recuperabile. Ma bravi anche La Ferrilli, Pamela Villoresi e Carlo Verdone.....forse gli unici ad aver compreso , insieme al protagonista, i veri e prioritari valori della vita .... Fotografia elegante, colonna sonora meravigliosa, taglio registico magistrale.... Il film è così vibrante e intenso che merita almeno una seconda visione, ed io credo tornerò a vederlo ......e vi assicuro  è proprio una grande bellezza.
                                                              Gina Margiotta 

domenica 20 gennaio 2013

Recensione del film La migliore offerta

Ammetto che da un po' di tempo sto trascurando questo mio povero blog.
Ma , ultimamente, tra lavoro e vari problemi con il mio pc , scrivere un semplice post è diventata
un 'impresa abbastanza complicata .Tra le altre cose , da più di una settimana sono ospite in casa dai miei zii , a causa di un guasto al riscaldamento condominiale . Ma questa recensione è doverosa e quindi ho preso possesso del computer di mia zia e ho deciso di scrivere un mio personale giudizio su questa meravigliosa pellicola del famoso regista siciliano.
 La migliore offerta è il nuovo spettacolare film di Tornatore , che torna a stupirci con la sua capacità di descrivere le sfumature enigmatiche ,  le debolezze umane, le tensioni,  ma anche i cambiamenti  e le mille facce  delle persone legate tra loro da un filo di mistero.
Un film che , con grande maestria, riesce a coinvolgere lo spettatore con l'utilizzo di un'ottima   fotografia e si concentra quasi completamente sul soggetto e l'originalità della trama.
Il film svela in tutta la sua particolare semplicità, la personalità  di un individuo serio, responsabile, inavvicinabile, interpretato da Geoffrey Rush nel ruolo del colto critico Virgil.
Un personaggio incredibilmente sicuro nella sua professione di critico d'arte e battitore d'aste , ma isolato in un mondo solitario nella propria vita privata . Sarà l'incontro con Claire, giovane donna da tempi reclusa in una aristocratica e ricca villa  a cambiargli completamente l'esistenza . Claire è , infatti, affetta da agorafobia e da anni non esce più dalla sua dimora, lontana da un mondo che la spaventa e negandosi cosi una vita serena e normalke.  Ma , di fronte alla malattia curiosa della ragazza coprotagonista, Virgil , anzichè allontanarsi , comincia ad esserne incuriosito e conseguentemente attratto. Le similitudine dei due personaggi tendono a farli avvicinare...entrambi lontani dai "contatti umani", paradossalmente riusciranno ad instaurare un rapporto profondo e quasi del tutto dipendente l'uno dall'altro.
 Clair, questa donna misteriosa come i soggetti dei preziosissimi quadri che Virgil colleziona, crea nell'anziano uomo la necessità di viverla,toccarla....Virgil misogino per paura delle donne , nonostante ne sia attratto , riuscirà solo con Claire a rompere il muro di solitudine che lo penalizza. Affiancato dal vecchio amico Billy e dal giovane "aggiustatutto" Robert, Virgil comincerà finalmente a viversi come uomo ...e questo suo cambiamento sarà di aiuto a Claire per uscire finalmente dalla spirale della sua malattia.
 Il seguito è un intricato labirinto di affetti, inganni, dove i principi messi in in gioco sono i valori stessi  della nostra vita...., l'amore, l'amicizia, la fiducia, la professione.
Gli ingranaggi che ingannano lo spettatore sono gli stessi che compongono il marchingegno perfetto, come l’automa meccanico che il protagonista cerca di ricostruire grazie all'aiuto del suo inaspettato e insospettabile carnefice. Un finale mozzafiato , che tanto potrebbe ricordare i "vecchi" e sempre validi film di stampo  "Hitchcockiano "...con quella crescente e palpabile ansia che ti segue, attimo dopo attimo, per svelarsi solo nelle scene finali. E un' ultima inquadratura....tesa, misteriosa , intensa...perfetta nel suo epilogo, a lasciare lo spettatore tra lo stupore e l'incredulità e anche una leggera nota di malinconica compassione.
Un film che non ti delude...ma che rivedresti mille volte ancora....... per riuscire a cogliere particolari e sfumature che possono essere sfuggite..... Bello.....bellissimo. Grande Tornatore .
                                                   Gina Margiotta

giovedì 22 novembre 2012

Recensione del Film Venuto al mondo di Gina Margiotta

Tempo fa pubblicai sul blog una recensione sul romanzo Venuto al mondo scritto da Margaret Mazzantini. Uno dei romanzi più belli, intensi e commoventi che io abbia mai letto. Tutto nella storia descritta trasuda emozione, passione, vita.
A distanza di alcuni anni dal libro della famosa scrittrice , suo marito Sergio Castellitto, attore e regista tra i più talentuosi del nostro cinema,  decide di rendere Venuto al mondo un opera cinematografica . E con risultati eccellenti .... oserei dire. Ieri sera sono andata al cinema con un mio amico a vedere il film tratto dallo stesso romanzo e devo ammettere che le mie aspettative non sono rimaste deluse . E' assai difficile per un regista trasportare la trama  di un best sellers in una pellicola , senza falsarne l'effetto emotivo. Ma Castellitto è riuscito nell'intento; bravissimo nel creare un prodotto pressochè perfetto, in grado di emozionare anche i cuori più duri . Credo che da questo risultato , venga fuori  la grande intesa che lega la scrittrice al famoso regista. Venuto al mondo è la storia di un grande amore, quello che ti lega per la vita, quello che ti entra nelle ossa, nel sangue, che si impadronisce dei tuoi giorni , quello che ti costringe a guardare sempre avanti, a non arrendersi mai.
  E l'amore è sempre e comunque prioritario e decisivo anche nelle sue diverse sfumature....L'amore di coppia, l'amore dei genitori,  l'amore dell'umanità,  l'amore degli amici.
 Guardando questo film non si possono evitare i brividi,  sin dall'inizio e per tutta la sua durata.
Gemma torna a Serajevo per incontrare un vecchio amico e i fantasmi intrappolati nel  passato.
E ci ritorna con Pietro ,figlio adolescente e viziato per consentirgli di vedere una mostra fotografica creata in memoria di un padre mai conosciuto, deceduto, ormai, parecchi anni prima.
 La costruzione della storia é inesorabile, delicatamente accompagnata da una colonna sonora struggente,  che vi entrerà nel cuore e, nel bene e nel male, ve lo spezzerà in tanti piccoli pezzi.
 E a far presagire la drammaticità degli argomenti trattati nella trama, l'immagine nei titoli di testa è già un preludio al tormento, con il mare limpido che si tinge di rosso sangue, e la telecamera ferma sulla scia dell'acqua ....ad attendere che quel mare torni ad assumere quell'azzurro che è il suo colore naturale.
Senza a stare a descrivervi la trama( leggete il libro o andate a vedere il film) Venuto al mondo è da definire come un capolavoro, nel quale viene descritta la vita in un tempo di guerra. Una guerra recente e neanche troppo distante da noi. Ma è soprattutto una storia d'amore passionale e totale.....
L'esigenza di trasformare l'amore in un "lucchetto di carne" , in un figlio che possa essere il testimone di ciò che siamo stati sulla terra, di ciò che abbiamo vissuto nella  vita . Perchè come disse la Mazzantini in un intervista ...Venire al mondo non ha lo stesso significato di nascere. Venire al mondo presuppone un concetto di accoglienza che implica una realtà fatta di pace, amore, tolleranza....tutto ciò che è negato ad una creatura che arriva tra noi , senza colpa e senza macchia ....e un umanità stanca, dilaniata, straziata che , però, non ha ancora perso la speranza verso valori importanti  come la dignità, la pace, la libertà.
E poi questa multitudine di personaggi meravigliosi che vi entreranno dentro al cuore per non andarsene mai più: l'intensa Gemma, il passionale Diego, il generoso Gojko, La dolce e piccola Sebina, l' agressiva Aska, il tenerissimo papà Armando...e infine lui Pietro....il personaggio intorno al quale ruota l'intera trama della pellicola.
Un film con una regia dettagliata e attenta, una fotografia praticamente perfetta ed un cast di attori che descrivere come bravi , sarebbe quasi come offenderli....sono a dir poco MAGISTRALI.... Che dire d'altro? Un film che rimane dentro..... MERAVIGLIOSO

sabato 17 novembre 2012

Recensione del Film Argo

Stasera sono andata a vedere questo film nella multisala vicino a casa mia .
Devo ammettere che mi aspettavo un film mediocre , la solita "americanata" ben strutturata da eventi spettacolari o effetti speciali degni dei grandi film d'azione . Invece mi sono dovuta ricredere e ammettere che Argo è un bellissimo film, basato su una storia vera . Una storia di cui non avevo memoria , forse perchè accaduta quando ero appena una bambina o forse perché non ne avevo mai sentito parlare.
La vicenda è quasi totalmente ambientata in Iran nel 1979.
I ribelli rivoluzionari dell'Ayatollah Khomeyni irrompono nella sede dell' ambasciata americana  a Teheran e prendono in ostaggio 52 persone, membri del corpo diplomatico statunintense .
Solamente sei funzionari riusciranno a fuggire e nascondersi segretamente nella dimora dell'ambasciatore canadese.
Il governo americano in collaborazione con quello del Canada  attueranno una strordinaria e geniale strategia per far rimpatriare i fuggitivi.
In tutto questo delicatissimo e importante contesto entra in scena l'agente della CIA Tony Mendez, interpretato magistralmente da Ben Affleck.
Mendez, d'accordo con alcuni personaggi famosi del mondo del cinema,   organizza un piano di fuga, fingendo che i sei funzionari siano una equipe cinematografica canadese che deve svolgere dei sopralluoghi in Iran , al fine di realizzare  un film fantascentifico di nome Argo.
Tutto sarà molto più credibile grazie al contibuto di due personaggi hollywoodiani: il truccatore premio Oscar John Chambers e il produttore dalla battuta pronta e la grande esperienza Lester Siegel, interpretati perfettamente da John Goodman e Alan Arkin.
La trama è descritta  con stile semplice e comprensibile , senza esagerazioni di dialoghi complessi e intrecci intricati , atti a far perdere il filo logico al telespettatore.
E quando si tratta di questo genere di film di spionaggio è facile cadere nella trappola della complessità.
Quindi un grande elogio a Ben Affleck che ne è anche il regista, sceneggiatore e produttore .
Affleck  ha saputo rendere "leggera" una trama che avrebbe potuto appesantire l'intera pellicola, ma che , nello stesso tempo, ha creato momenti di forte e intensa tensione emotiva.
Più di tutte l'ultima scena finale dell' aeroporto , dove i sette protagonisti rischiano di essere smascherati e quindi puniti con le dure leggi iraniane.
Pensare che  questa è una storia realmente accaduta , fa letteralmente venire i brividi.
Sono proprio contenta di averlo visto. Mi ha sorpreso piacevolmente.
Davvero da consigliare agli amici.     Gina Margiotta

domenica 14 ottobre 2012

Recensione di E' stato il figlio di Gina Margiotta

In questa domenica autunnale , io e la mia amica Nadia abbiamo deciso di andare al cinema .
Dopo aver tentato  una chilometrica fila  verso le casse di una multisala vicino a casa mia , ci siamo arrese e abbiamo deciso di recarci alla solita piccola sala del nostro piccolo cinema di quartiere.
Il film proiettato : E' stato il figlio del regista Daniele Ciprì .
Nella cultura tradizionale siciliana esiste una figura che è rappresentata dal cantastorie di strada  una persona che normalmente racconta storie drammatiche  che seguono una propria perfetta filosofia morale.
Nei giorni nostri questa figura è interpretatata da Busu, uno  personaggio originale e bislacco che , per chi ama il cinema, ricorda il famosissimo  personaggio di iForrest Gump .
Con l'unica differenza che invece di trovare il protagonista fermo alla fermata dell’autobus a raccontare la sua storia a degli estranei , lo vediamo narrare un episodio realmente accaduto a persone  che affollano un ufficio postale in attesa di pagare le proprie bollette.
E’ così che inizia la tragica e squallida storia della famiglia Ciraulo, una delle tante che vivono nei quartieri  poveri delle periferie di Palermo.
Nicola  Ciraulo , uomo ultraquaranenne , cerca di mantenere  la propria famiglia con lavoretti precari, come rubare da una nave abbandonata della vecchia ferraglia per poi rivenderla .
Ad aiutarlo l'anziano padre e il figlio adolescente .
La storia è ambientata negli anni Settanta e racconta , attraverso una fotografia ed una scenografia pefetta , una vicenda di degrado famigliare e sociale.
 Una terribile tragedia si abbatte sulla famiglia Ciraulo;  la piccola Serenella  muore accidentalmente a causa di un colpo di pistola ,sparato  per errore in un regolamento di conti mafioso.
Il dolore e lo struggimento vengono  però ben presto sostituiti dall'euforia  e dalla sorpresa per i duecento milioni che lo Stato ha stabilito come risarcimento ai familiari della piccola vittima.
In attesa dei soldi , Nicola Ciraulo  si riempe di debiti , finendo persino a rivolgersi a degli strozzini .
Al momento dell'arrivo del denaro , Nicola deciderà di togliersi i vari debiti e di spendere il resto dei soldi rimasti nell'acquisto di una Mercedes.  Non intendo raccontarvi il resto della trama , perchè a mio avviso, questo film va assolutamente guardato . Non si può comprenderne il senso , se non lo si guarda personalmente . L'epilogo , infatti, è un susseguirsi di colpi di scena,  un alternarsi di episodi che hanno il sapore amaro del cinismo più spietato ...fino a quasi sfiorare il grottesco più raccapricciante  ed agghiacciante. I personaggi sono così carichi di squallore , ignoranza e volgarità che quasi infastidiscono , disturbano, traumatizzano. Ma è paradossalmente tutto questo contesto a rendere geniale questa pellicola.
"E' stato il figlio", liberamente tratto dall' omonimo libro di Roberto Alajmo, ispirato ad una storia vera nello Z.E.N. degli anni '80. Magistralmente interpretato dal bravissimo Toni Servillo , E' stato il figlio è la perfetta sintesi di una società ai margini di qualsiasi tipo di dignità , dove la miseria più profonda si mescola all'ignoranza più becera e cafona. Un film degno di essere analizzato, valutato, esaminato nelle più minime sfumature. Risate amare , un film che avrebbe potuto essere perfetto come episodio della storica pellicola de I Mostri di Dino Risi. Da vedere..... assolutamente.

sabato 6 ottobre 2012

Recensione del film Monsieur Lazhar

Finita la stagione estiva , riprendo il mio abituale appuntamento del sabato sera al piccolo cinema del mio quartiere. Ed è per me motivo di grande gioia ricominciare a recensire i film che più mi sono piaciuti. E stasera ho visto un film decisamente gradevole.
Monsieur Lazhar è un film di produzione canadese diretto dal regista Philippe Falardeau.
Siamo a Montreal (Canada). In una scuola elementare un'insegnante si suicida, impiccandosi in classe durante la pausa della ricreazione.
Simon e Alice , due dei suoi allievi che l’hanno vista morta sono ,per diverse motivazioni ,  i più colpiti dal traumatico avvenimento.  Ma anche il resto della classe,apparentemente tranquilla , subisce le conseguenze della grave perdita.
 In questa situazione difficile è significativo l'arrivo  del nuovo insegnante Bachir Lazhar , un immigrato algerino ultra cinquantenne che, presentandosi  alla preside con falso curriculum , viene scelto come sostituto  per ricoprire il posto vacante.
In realtà Monsieur Lazhar è un esiliato politico che, a causa dello sterminio della propria famiglia,  è stato costretto a scappare dal proprio Paese  , aspettando un visto per ottenere a tutti gli effetti la nazionalità canadese. Ma Monsieur Lazhar per quanto colto e preparato, non ha mai insegnato.
Anzi la sua unica occupazione è sempre stata quella del ristoratore.
Nonostante ciò Monsieur Lazhar riesce , giorno dopo giorno, ad entrare nel cuore dei piccoli alunni e ad instaurare con loro un rapporto semplice,  genuino, non vincolato dalla rigidità delle regole,  dalla ipocrisia delle convenzioni sociali. E nonostante il grande divario culturale , forse proprio a causa di una sofferenza condivisa, riesce ad edificare un rapporto intenso e vero con l'intera classe .
Monsieur Lazhar è fondamentalmente un film sull'elaborazione del lutto, sul superamento del dolore...quello stesso lancinante dolore che ti opprime il cuore e accompagna le notti con incubi che non si riescono a sconfiggere.
La riuscita di questa pellicola, a mio avviso, sta nel trattare argomenti come il suicidio, la morte , una velata pedofilia, l'esilio, con una delicatezza e una sensibilità  davvero lodevoli.
Un personaggio bellissimo, incontaminato e puro , che ti attira  passo dopo passo, scena dopo scena e che, attraverso gli occhi dei bambini, riesce a conquistarti totalmente.
A me personalmente questo film ha ricordato altre pellicole importanti che hanno come tema di base il valore dell'insegnamento....film come Monna Lisa Smile, La scuola , ma soprattutto L'attimo fuggente .... spaccati di vita di quelle figure importanti che ci aiutano ad imparare , assimilare, comprendere .....e come il professor John Keating, interpretato da Robin Williams , ci aiutano soprattutto ad aprire il cuore al mondo, al prossimo....perchè se è importante imparare nozioni per arricchire il nostro bagaglio culturale ed intellettivo, è altrettanto prioritario percepire l'essenza delle emozioni , dei rapporti umani, della vita stessa.
Perchè un insegnante deve lasciarti , comunque, qualcosa addosso....qualcosa dentro.... forte, intenso, protettivo...come un ultimo grande abbraccio prima di separarsi per sempre.
                                                              Gina Margiotta

martedì 25 settembre 2012

Bianco rosso e Verdone di Gina Margiotta

Era il lontano 1981 quando questa indimenticabile commedia uscì nelle sale cinematografiche di tutta Italia.
Recensire questo film ,per quanto possa sembrare strano , non è affatto semplice.
Bianco rosso e Verdone è una pellicola ben costruita e strutturata , capace di far ridere a crepapelle , ma che lascia allo spettatore profondi spunti di riflessione.
La trama si svolge in pieno periodo d'elezioni politiche.
 Tre uomini, Mimmo, Furio e Pasquale, intraprendono ognuno un  lungo viaggio per recarsi alle urne  nella propria città di residenza.
Mimmo è un imbranato e timido ragazzo,  che accompagna la amatissima nonna che , a causa della sua avanzata età e problemi di salute ,  é sempre fonte di preoccupazioni per il  giovane nipote.
Furio è un logorroico e perfettino  capofamiglia di Torino,  che organizza i minimi dettagli del viaggio  e che finisce con l'assillare la dolce e remissiva consorte Magda.
 Infine Pasquale, emigrato di Matera in Germania, sposato con una donna tedesca , capace di cucinare solo salsiccia . L'uomo non vede l'ora di rientrare nel suo paese natale se non altro per mangiare decentemente, non dirà una parola per tutta la durata del  viaggio, comunicando soltanto a gesti.
Ma che alla fine del film, esasperato dalle "furberie" dei suoi connazionali ,si lascerà andare in un liberatorio e alquanto incomprensibile monologo finale.
Verdone è a dir poco straordinario a ricoprire i ruoli di tre personaggi così diversi tra loro .
E questo bisogna evidenziarlo e rendere merito al grandissimo attore e regista romano.
Bianco rosso e Verdone è la perfetta rappresentazione di un "italianità" ancora del tutto presente nel panorama culturale nostrano.....Il bamboccione, l'ignorante e l'uomo "perfettino" ....
Tre personaggi unici , particolari che riescono a farci sorridere proprio perchè riconoscibili negli stereotipi dei nostri mediocri connazionali. E nonostante le risate ,non mancano le situazioni che portano il nostro cuore a commuoversi...a provare tenerezza .....come la famosa scena del cimitero, dove una genuina Sora Lella passeggia  con il nipote alla ricerca della tomba di un'amica e non riuscendo a trovarla , si ritroverà a distribuire fiori sulle povere lapidi abbandonate . Probabilmente qualcuno di voi non sarà d'accordo , ma per me questa sequenza è "poesia pura".
Un film che mette in risalto tre vite diverse ...eppure tutte legate dalla stessa insoddisfazione esistenziale  e dalla rassegnata volontà di non riuscire a cambiare le cose per il meglio.
Una commedia che non stanca mai , un evergreen che riesce ,anche a distanza di anni , a trasmettere momenti indimenticabili  e che ha dato il via alla carriera di uno dei più grandi  comici della storia del nostro cinema.  Io mi congedo da voi con la scena a me più cara...proprio quella di Mimmo con la sua adorata nonna. Così colgo l'occasione di ricordare la simpatica e divententissima  Sora Lella, che io ho amato tanto.
                                                                                         

mercoledì 19 settembre 2012

Recensione del film Il Gattopardo di Gina Margiotta

Luchino Visconti è stato, senza dubbio alcuno,  uno dei più talentuosi e geniali registi cinematografici del ventesimo secolo. Chi conosce ed ama  la settima arte, saprà  certamente che Visconti esordì  nel lontano 1943 con il film Osessione , e che si fece subito notare grazie a capolavori neorealisti come Bellissima, con una straordinaria Anna Magnani ,Senso e Rocco e i suoi fratelli: spaccati di vita che ben descrivevano usi e costumi,  pregi e difetti dell’Italia dell'immediato dopoguerra.
 Nel 1963, distanziandosi a livello tematico dalle opere precedenti, Visconti realizza la trasposizione cinematografica del famoso romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Forse in assoluto la sua migliore opera.
Una vera e propria icona del Cinema Mondiale ; una fotografia curata, interpreti straordinari e un taglio registico degno  solo dei grandi eletti....i discepoli prediletti di quell'arte meravigliosa che non finisce mai di farci sognare . La trama , per chi ha letto il romanzo, non è poi un segreto.

E' il 1860.
Garibaldi e le camicie rosse sbarcano In Sicilia per cacciare il regno borbonico e avviare il processo per unire finalmente L'Italia.
 L’aristocratico Don Fabrizio (Burt Lancaster), Principe di Salina, pur rendendosi conto dell'epilogo  del predominio aristocratico, organizza insieme con  la sua famiglia il viaggio annuale verso la ricchissima residenza di campagna di Donnafugata.
Giunto sull'abituale luogo di villeggiatura, Don Fabrizio conosce il neo eletto sindaco e si accorge che il governo è ormai tra le grinfie dei ricchi borghesi.
Sebbene sua figlia Concetta sia innamorata del cugino Tancredi (Alain Delon),appena arruolato tra le file  garibaldine ,  non può ignorare la simpatia che il giovane uomo comincia a provare nei confronti  di Angelica (Claudia Cardinale), la bellissima figlia del Sindaco. Così, con grande malincuore , Don Fabrizio è costretto a benedire  l’inaspettato legame tra la nuova borghesia e l’aristocrazia in declino.


Visconti riporta così sul grande schermo l'epocale romanzo di Tomasi di Lampedusa,  riuscendo ad evidenziare la fondamentale tematica  del cambiamento storico-politico, usando il personaggio di Don Fabrizio  come portatore  di un messaggio innovativo, ma con una profonda e insanabile ferita, dettata dalla nostalgia per tutto ciò che sta cambiando.....anche se poi in realtà ....tutto rimarrà inspiegabilmente uguale....tutto inesorabilmente immutato.
Un lavoro produttivo senza alcun precedente, che riportò in vita gli ambienti della borghesia siciliana, i meravigliosi costumi dell'epoca e le accattivanti atmosfere che nel romanzo erano soltanto intuibili , nel film diventano realtà visiva e concretamente palpabile.
Tutto in questa pellicola è meravigliosamente curato nel dettaglio;  l’uso delle luci, la maestosa colonna sonora composta dal maestro Nino Rota, le inquadrature morbide e accarezzate, gli arredi nobili dell'epoca di fine Ottocento.
 Senza , ovviamente tralasciare un cast stellare che vede Burt Lancaster recitare in una delle più intense interpretazioni della sua lunga carriera . E i bellissimi e giovanissimi Alain Delon e Claudia Cardinale a rendere tutto il contesto ancora più affascinante.
 Memorabile la scena del Ballo , dove l'anziano  Principe invita a danzare la giovane e bellissima Angelica .
Pensate che solo per quella sequenza furono usate soltanto candele vere.....devono essere state migliaia ...ma questo per farvi capire il perfezionismo  e  la professionalità di Visconti.
Qualche anno fa, Il Gattopardo uscì anche in versione restaurata , conferendo all'opera , un' ulteriore impronta di fascino ed immortalità ...che rimarrà nella Storia del Cinema Mondiale.
A me personalmente , colpisce molto  la parte finale, dove un malinconico e disilluso Don Fabrizio, si esibisce in un monologo magistrale ed indimenticabile;  dove le parole intense e struggenti ti invadono dentro,fino a quasi commuoverti l'anima ...un perfetto epilogo  di un film che posso solo definire "Capolavoro".

Citazione: Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli o pecore, continueremo a crederci il sale della terra.


                                             

                                                                      

venerdì 17 agosto 2012

Recensione del film Thelma e Louise


Parlare dei problemi legati alla violenza sulle  donne è diventato quasi abituale ,  e finalmente …aggiungerei. Dopo secoli trascorsi all’ombra degli uomini , a subire i loro soprusi , ad abbassare la testa ,a vederci negati i nostri diritti di esseri umani , finalmente l’emancipazione femminile è  una realtà più che giusta , anche se c’è ancora molto da migliorare ….Ma non lamentiamoci dai…almeno noi donne occidentali qualche risultato l’abbiamo ottenuto ….rispetto a quei paesi /nazioni dove la donna è ancora vista solo come una macchina per sfornare figli e prendersi cura del marito, della famiglia o della casa …per il resto poi non contano nulla…nessun diritto, nessuna opportunità, nessun rispetto, nessuna libertà.

 Ma questa storica pellicola  fa riflettere veramente  sul significato della femminilità nel senso più vero  e umano del termine.

Attraverso una fuga quasi senza tregua , le due protagoniste, amiche da una vita,   si liberano dai vincoli della loro insoddisfatta esistenza ,riflettendo l'una nell’altra la propria infelicità,le proprie frustrazioni  ed anche il desiderio di fare emergere dal passato la rabbia , le umiliazioni, i sogni strappati via .

Nel lungo viaggio verso il Messico ognuna confida all'altra i desideri mai realizzati ,  quel senso di vuoto e precarietà che appartengono a tutte quelle creature a cui non è stato concesso il dono della scelta , il  privilegio e l’ opportunità di migliorare le cose.

Con uno spirito di ribellione da troppo tempo represso le due amiche percorrono il viaggio della loro vita ,circondate da un paesaggio arido e  abbandonato ,attraversando le tenebre  della notte,la luce del nascere del sole  e il colore intenso e stupefacente del tramonto  .

 Si ritrovano a diventare il conforto e la forza l’una dell’altra , finalmente libere da un mondo maschile che le aveva sempre viste sottomesse e remissive, sempre in preda alla paura , sempre prigioniere, sempre vittime di un sistema violento e brutale.

 Ricercate dalla polizia per un omicidio commesso per difendersi da un tentativo di stupro , Thelma e Louise si ritrovano ad assaporare  quel senso di libertà …la meravigliosa sensazione di essere vive.  La loro fuga diventa allora motivo per cambiare le cose, per guardare avanti verso un futuro migliore , alla ricerca della serenità.

E quando ,alla fine , si renderanno conto di non riuscire  nel loro tentativo di trovare la libertà da sempre cercata , allora preferiranno  sacrificare la loro esistenza …..consapevoli  di avere comunque raggiunto la meravigliosa meta della dignità. Così, nel silenzio, il pensiero si fa più chiaro;oltre l’abisso  e il vuoto forse ancora una nuova vita con cui ricominciare a lottare e a sentirsi finalmente  amate, comprese , rispettate.

Insieme , unite dalla loro femminile solidarietà e dal loro profondo sentimento d’amicizia ,ritrovano se stesse e nella vibrante ed intensa luce  del tramonto si infrangono tutti i turbamenti di una vita sofferta …e forse anche la morte è sempre meglio della sofferenza.  Un film straordinario, accusato  anche di essere un inno alla ribellione , al femminismo quasi estremo , Thelma e Louise è, a mio avviso, un film che parla del riscatto…della volontà di lottare contro chiunque osi minare la nostra possibilità di vivere in un mondo migliore.

Diretto dal grande regista Ridley Scott  , ed interpretato da due meravigliose attrici come Geena Davis e Susan Sarandon , con una colonna sonora leggendaria e una scenografia naturale da mozzafiato, Thelma e Louise è un film da considerare come “cult” …per tutte le donne che sognano ed esigono tutto ciò che la vita gli ha  sempe negato. Bellissimo ……………. 
                                                                   Gina Margiotta